E non c’è posta nella cassetta e non c’è uva nelle viti e nella scatola non ci sono più cioccolatini e nella miniera non ci sono più diamanti e non abbiamo né i soldi né lo sbattimento per andare a vedere Leonard Cohen, santiddio, Leonard Cohen, altro che gli Arcade Fire, domani sera c’è l’unico concerto italiano di Leonard Cohen, il più grande cantautore americano vivente, e infatti è canadese, il più grande di tutti dopo Bob Dylan, che infatti si è schiantato in moto quarant’anni fa e questo qui che c’è adesso è un sosia.
[…]
In ogni caso, un’ora e mezza di Leonard Cohen con i violini è una noia, nessuno dice il contrario. Ma pure un’ora e mezza di filosofia è una noia, un’ora e mezza di Kurosawa, un’ora e mezza di pistacchi sbucciati, del posto delle fragole, di tutte le cose che per essere belle hanno anche bisogno di essere faticose, un’ora e mezza di stile libero in piscina è una noia, ma non è mica una noia come Leonard Cohen.
Se è vero che la felicità diventa sovversiva quando si collettivizza (e chi siamo noi per dare torto a Pazienza), è vero anche uno dei possibili contrari: la tristezza diventa sovversiva quando si individualizza. La tristezza individualizzata non viene benissimo in una piazza con altre 4.199 persone, ma voi che siete uomini tra i gelati e le bandiere e avete (avuto) i soldi e lo sbattimento per andare a vedere Leonard Cohen sarete tristi e vi annoierete e nei giorni successivi annoierete tutti con la vostra tristezza, la vostra speranza perduta nel momento esatto in cui il 76enne dice Hey, that’s no way to say goodbye, e poi invece se ne va.
Il bambino mangia tutto tranne le verdure, il vecchio mangia le verdure tranne tutto, è canadese e buddista e vegetariano ed è il miglior cantautore possibile e quando mi chiedi cos’è per me la tristezza individualizzata io posso solo risponderti che non ci sono più diamanti nella miniera e non ci sono più cioccolatini nella scatola e nelle viti non c’è più uva e mi hanno rubato tutta la posta, chissà se lei mi ha scritto, chissà se mi scriverà.
Lei è vestita di blu e ti chiede se le dai la rivincita. Quello con la camicia bianca (che sei tu) dice a tutti che non ha amici. E i fiumi stanno per tracimare per i troppi cassonetti arrugginiti. […]
Settembre, dicevano quelli, ci porterà via con sé: suona quel che ti pare, Leonard Cohen, e cerca di non morire, se puoi, e cerca di non suonare Diamonds in the mine, se puoi.
grassetti miei. (il blu non è mai un caso.)
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