chapter one

Un dettaglio viene a sconvolgere tutta la mia lettura; è un mutamento vivo del mio interesse, una folgorazione.
A causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque.
Questo qualcosa ha fatto tilt, mi ha trasmesso una leggera vibrazione.
(Roland Barthes, La camera chiara. Note sulla fotografia)

scrivimi



tu scatti, io scrivo

1 September 2010
Permalink

i’m on a roll, in qualche modo.

Sono pronta.

Stamattina sotto alla metro, a Lambrate, c’erano bambini che iniziavano ad andare all’asilo, si vedeva da come tenevano la cartella, dritta, e dal fatto che tenevano la mano al nonno, floscia.
I genitori, oggi, tutti al lavoro.
Milano è insopportabile da questo punto di vista: è primo settembre, tutti a lavoro (bello, eh, tornare a lavoro di mercoledì), è primo ottobre, tutti con gli stivali, è primo giugno, tutti rossi con il primo sole. Milano è una città che rispetta il calendario e se tu ne hai un altro perché sei umano, ti senti fuori spaziotempo massimo.

Ma invece io, oggi, sono pronta.

Stamattina in metro c’era poca gente, sono giorni che arrivo a lavoro alle 10 e tutti sono già ai posti da mezz’ora e non mi sento in colpa per niente: questa è una grande novità.
Stamattina sotto casa la signora del ristorante cinese mi ha sorriso. I cinesi forse è gente che ci mette anni per sorriderti, non lo so, però mi ha sorriso in un modo che non ho capito, infatti mi sono guardata negli specchietti delle automobili per vedere che avevo di strano. Niente, non avevo niente.

Iniziare un lavoro il primo settembre è quello che avrei voluto, ma vabè, fa nulla, aspetterò un altro po’. Stanotte pensavo al lavoro che vorrei, me lo sono immaginato giusto giusto, poi mia mamma mi scrive un sms di notte fonda per sapere se nel pacco da mandarmi mi deve mettere anche la marmellata, le rispondo sì, ovvio e ribatte: che fai sveglia a quest’ora? sei in ospedale? e io no, e tu? e lei no, io no, io sto in cantina a controllare i barattoli di marmellata.

Il diario me lo comprava mia nonna materna, sempre, anche al liceo; me lo regalava per il compleanno e quando un mio racconto finì sul Sottobanco, me ne comprò due e ancora piango di aver regalato l’altra copia. Le penne invece erano di competenza di mio nonno paterno.
Mia zia, infine, badava che non mi mangiassi troppo le unghie e che lo zaino non fosse troppo pesante, più un sacco di altre cose cui non ho imparato a badare da sola, infatti.

Sono pronta, dai.

Il libro di settembre è sempre questo.

Tags:   #metafore sciolte


3 notes
  1. chapteronetobecontinued posted this

novelz

spellicolaggini

metafore sciolte